
Ricordo il gennaio 2009. Ero appena tornata in Emilia-Romagna, penso avessi ancora la pancia piena a causa dei pranzi e delle cene del periodo festivo!!
Come al solito avevo avuto qualche imprevisto al ritiro bagagli e avevo perso il treno per una manciata di minuti, perciò avevo dovuto prendere il biglietto per il treno dell'ora successiva.
Dovendo aspettare più del solito, decisi di sedermi in sala d'attesa, poiché le panchine davanti ai binari erano troppo fredde in quel periodo!
Ricordo di essermi seduta affianco ad una signora di colore, che aveva una bambina bellissima e anche molto vispa. Per associazione di idee mi venne in mente la puntata di Blu Notte condotta da Carlo Lucarelli. L'avevo vista l'anno precedente, o forse 2 anni prima. Non ricordo tanto della puntata, ma una cosa mi era rimasta impressa nella mente: l'immagine di una bambina che correva per la sala d'aspetto.
Quella bambina era Angela Fresu, e aveva soli 3 anni. La madre si chiamava Maria; forse mi rimase in mente il suo nome perchè era un'emigrata dalla Sardegna in cerca di lavoro.
I suoi resti, quei pochi resti, furono ritrovati mesi dopo: la bomba disintegrò completamente il suo corpo.
Rimasi a pensare per qualche minuto poi alzai lo sguardo. Il monumento alle vittime era davanti ai miei occhi. Mi alzai in direzione della targa coi nomi degli 85 morti.
Non ricordo esattamente cosa provai in quel momento.Scorsi la lista dei nomi, sulla prima colonna trovai il nome di Angela Fresu, col numero 3 affianco, ad indicare gli anni.
Tornai verso le valigie, poi dissi alla signora di colore che avrebbe potuto far sedere la bambina al suo fianco, perché tanto dovevo avvicinarmi al treno. La signora mi ringraziò e mi incamminai verso il binario.
Non so il motivo preciso, ma non sono più voluta tornare nella sala d'attesa della stazione di Bologna. Le volte successive, in caso di ritardo del treno o di attesa, mi sono sempre recata direttamente al binario o mi son fermata al bar a mangiare qualcosa.
Le immagini della puntata e del monumento sono rimaste ben nitide nella mia mente. Nei miei due anni in Emilia-Romagna, ho potuto notare quanto la strage di Bologna abbia ferito gli animi di molti. Una ferita che ancora non si è rimarginata, poiché la verità non è ancora uscita fuori.
Ho fatto mia quella rabbia nata dall'esistenza di un segreto di Stato ancor presente dopo ben trent'anni da quella strage che Sandro Pertini definì come "l'impresa più criminale che sia avvenuta in Italia"; un segreto di Stato che sembra debba difendere chi ancora sta ai vertici delle nostre istituzioni.
Nell'attesa che si faccia luce sull'accaduto e compaiano i nomi dei mandanti, scrivo qua sotto i nomi di chi invece ora non c'è più, persone che come me aspettavano un treno che invece non presero mai.
|
|
_
Vi segnalo anche due articoli molto toccanti, uno tratto dal blog Kutavness 2.0, l'altro da La Repubblica, scritto da Stefano Benni.

Grazie Vero ;-)
RispondiElimina